19 Dicembre 2018

Apericena al carcere con i detenuti che imparano a fare gli chef. Il lavoro vero per ricominciare!

Perché anche un apericena al carcere di Cremona “l’è bon”. Si è svolta con successo, mercoledì 12 dicembre, l’iniziativa organizzata da Solco Cremona, Cooperativa Nazareth, Rigenera e Casa Circondariale per celebrare la fine del corso di formazione professionalizzante per addetto cucina finanziato dalla Regione Lombardia all’interno del progetto Re-start (il terzo corso per un totale di 45 detenuti coinvolti in 3 anni).

Al teatro della Casa Circondariale, i corsisti, guidati dallo chef cremonese Alessandro Bellingeri, nel 2012 miglior chef emergente d’Italia, e i lavoratori del laboratorio dei “Buoni di Cà del Ferro”, insieme a docenti e operatori, hanno preparato un buonissimo apericena fatto di confetture di frutta e verdura, verdure conservate, pizze e focacce, gnocchi e dolci alle verdure.

Il corso di formazione, che si concluderà ufficialmente il prossimo 19 dicembre, è collegato al progetto più ampio de “I Buoni di Cà del Ferro” avviato da Nazareth nel 2016 e costituito da un laboratorio di trasformazione agroalimentare che opera dentro Cà del Ferro, lavorando e confezionando i prodotti biologici provenienti dalla produzione di Porcellasco di Rigenera. Sono intervenuti all’apericena la direttrice del carcere Maria Gabriella Lusi che ha sottolineato come la formazione al lavoro sia elemento distintivo per esperienze di inclusione, e Don Pier Codazzi, presidente della Cooperativa Nazareth, che ha posto l’accento sulla valenza educativa del progetto dei “Buoni di Cà del Ferro”.

 

“Ci avete fatto capire di valere qualcosa, anche se nella vita abbiamo fatto degli sbagli per i quali ora stiamo pagando il conto alla giustizia. Abbiamo preso coscienza di essere capaci, di essere in grado e che possiamo fare e fare bene”

è stato il commento del giovane detenuto marocchino Ziraoui, uno degli studenti del corso.

 

Una bella serata che ha coinvolto con entusiasmo autorità, cittadini e volontari e che non finisce qui. I “Buoni di Cà del ferro”, infatti, continueranno la loro attività di trasformazione dei prodotti, resa possibile certamente da chi produce, ma anche da chi compra e – comprando – contribuisce concretamente a rendere sempre più sostenibile un’esperienza che non è solo riabilitativa, ma soprattutto produttiva, fatta di lavoro vero, di regole e di risultati da raggiungere. Di concretezza e di crescita. Per tutti, per chi è direttamente coinvolto e per la comunità.