Caporalato: quali strumenti concreti?

Se gli articoli che trattano il tema del caporalato si sono moltiplicati, negli ultimi 7 anni soprattutto, una motivazione chiara esiste. La motivazione è che esiste una Storia, drammatica, che in molti ricorderanno.

Magari quella del 2010, quando due braccianti agricoli africani vengono assassinati a Rosarno, nella piana di Gioia Tauro (RC). Serve la reazione violenta degli altri migranti per far scoprire all’opinione pubblica che ogni anno oltre 2000 braccianti si trovano in quel luogo a lavorare in condizioni di gravissimo sfruttamento, vivendo in condizioni disumane all’interno di baraccopoli ed edifici abbandonati.

Oppure quella del 2015, con le forti proteste di circa quattromila lavoratori agricoli indiani nella campagna di Latina. O le morti di due braccianti italiani a San Giorgio Jonico (TA) e in provincia di Matera: di sicuro non le due prime vittime italiane, altre ce ne sono state negli anni precedenti, passate in sordina.

Fino a questo momento, il caporalato non è punito con pene particolarmente severe; manca inoltre un sistema di effettiva protezione del lavoratore che abbia deciso di denunciare. Ciò che sta succedendo con sempre maggiore frequenza e intensità fa quindi emergere la necessità di dotarsi di strumenti legislativi concreti.

 

Questo bisogno trova finalmente una forma nel novembre 2016 con la Legge sul Caporalato (L. 199/2016), che introduce il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. Una legge che punisce caporali e datori di lavoro, chi recluta la manodopera e chi la utilizza. Una legge che trova scritte in sé tutte le storie, le lotte, le vittime, le battagli sindacali, gli scioperi, le rivendicazioni di un diritto: quello di avere un lavoro giusto e dignitoso.

 


L’articolo 603-bis Codice Penale, introdotto dalla legge n. 199/16, punisce chi, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori:

  1. recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento (quindi tipicamente l’intermediario-caporale);
  2. «utilizza, assume o impiega manodopera» sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento anche, ma non necessariamente, avvalendosi di attività di intermediazione (quindi il datore di lavoro)

 


Elemento caratteristico delle condotte delittuose è lo sfruttamento di un lavoratore in condizione di bisogno ed è la stessa legge ad indicare degli indici di sfruttamento (comma 2 dell’articolo 603-bis):

  • la reiterata corresponsione di retribuzioni palesemente difformi dalle previsioni dei contratti collettivi di lavoro o comunque sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
  • la reiterata violazione della normativa in materia di orario di lavoro, periodi di riposo, riposo settimanale, aspettativa obbligatoria e ferie;
  • violazioni delle norme in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;
  • sottoposizione del lavoratore a degradanti condizioni di lavoro, alloggiative o di sorveglianza.

Per quanto riguarda il regime sanzionatorio la legge prevede la reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato ma, nel caso in cui i fatti siano commessi con violenza o minaccia, la reclusione prevista va dai cinque agli otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. È prevista però una riduzione di pena (da un terzo a due terzi) per chi collabora con le autorità.

 

 

 

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