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Maggio: arrivano le erbe per depurare l’organismo

Anche se in maniera molto più ridotta rispetto ad ortaggi e frutta, nell’orto di Rigenera facciamo spazio ad alcune erbe che generalmente si possono cogliere spontaneamente, ma che è sempre più difficile trovare (leggi anche: è sempre più difficile raccogliere in prati non contaminati da pesticidi ed altre sostanze tossiche per il nostro organismo).

Da questa settimana potrete trovare il tarassaco, la borraggine e le ortiche!

 

IL TARASSACO

Appartiene alla famiglia delle Asteracee, come il carciofo, l’arnica, la camomilla ed il cardo. Il suo nome è già tutto un programma e si compone di due parti: taraxis – disordine, squilibrio ed akas – rimedio; facile quindi ricondurre il suo utilizzo alla medicina popolare fin dai tempi antichi. Le sue caratteristiche estetiche (soprattutto quelle del fiore) hanno poi influenzato il proliferare di diversi nomi popolari, fra cui: dente di leone, stella gialla, dente di frate, ma anche piscialetto per le sue proprietà diuretiche.

 

Oggi il tarassaco cresce ancora abbondantemente nelle zone umide e areate del nostro paese ed è considerato un’infestante. Per questo vi invitiamo a stare molto attenti, in caso di raccolta spontanea, nella scelta dei luoghi di raccolta. Possiamo valorizzare il tarassaco sia come alimento (per aumentare il consumo di fibre ed integrare nel nostro organismo antiossidanti, potassio, magnesio, vitamina C e carotenoidi) che come rimedio erboristico (per depurare il fegato, aumentare la diuresi e la sintesi di bile).

 

La ricetta: capperi di tarassaco

Ingredienti: boccioli chiusi di tarassaco in quantità, uguale peso di sale marino, possibilmente a metà tra grosso e fino. In mancanza, meglio sale fino.

Procedimento: raccogliete i boccioli non ancora schiusi, recidendoli alla base del fiore. Riponeteli in un sacchetto di carta e non di plastica. Lavateli subito sotto l’acqua, facendo attenzione a non rovinarli ed asciugateli tamponando delicatamente con un canovaccio. Disponeteli su una tela asciutta e lasciateli qualche ora ad asciugare. Pesate i boccioli e riponeteli in una ciotola ed aggiungete il sale, in quantità doppia del peso dei boccioli. Mescolate delicatamente e riponete il tutto in vasetti di vetro puliti.

I capperi di tarassaco si conservano a lungo come i classici capperi.

(Ricetta suggerita da Chiara Persico).

 

 

 

 

 

 

LA BORRAGGINE

Chiamata in botanica borrago officinalis, anche la borraggine è una pianta interessante per i suoi usi culinari, per la cosmesi e la medicina. 

Già nota presso i Greci ed i Romani, sembra che il suo nome derivi da burra, che significa lana grezza, a ricordare la peluria di cui sono ricoperti i fusti e le foglie. Cresce allo stato selvatico in tutta l’Italia mediterranea ed è una pianta perenne, particolarmente amata in Liguria e in Campania dove è presente in moltissime ricette. Della pianta si utilizzano prevalentemente le foglie, scelte tra quelle non troppo grosse e ben turgide, che hanno un sapore molto simile a quello del cetriolo.

Importante sapere che la borraggine deve essere sempre consumata cotta, poiché la pianta contiene delle sostanze cancerogene e dannose per il fegato che si degradano con il calore: se ingerite, non hanno un effetto immediato sull’organismo, ma agiscono se ne vengono accumulate quantità significative.

Ogni tipo di cottura e di uso è entrato a far parte del ricettario tradizionale popolare: le foglie si possono gustare quindi lesse e condite con olio e sale, saltate in padella, dentro a minestre e minestroni di verdura, nelle frittate. In Campania la ricetta top è la foglia fritta, mentre in Liguria la borraggine viene quasi esclusivamente usata per fare il ripieno di tipici ravioli.

Sul versante curativo, fiori e foglie di borraggine vengono usati per la preparazione di decotti ed infusi contro tosse ed infiammazioni bronchiali, ma anche per favorire la diuresi.

Come valorizzare i fiori di borraggine

Oltre alle foglie, si possono valorizzare anche i fiori della borraggine: sono eduli, hanno una particolare forma ed un colore blu acceso che li rende accattivanti nella decorazione dei piatti. Qualche idea…

  • Aggiungeteli ad un piatto di minestra o zuppa;
  • Metteteli a decorazione nelle vostre insalatone;
  • Provate a realizzare dei cubetti di ghiaccio, inserendo i fiori nella vaschetta del ghiaccio, insieme all’acqua. Potrete usare i cubetti per rinfrescare allegramente le vostre bevande estive.  
  • Mettete qualche fiore di borraggine nella vostra bottiglia di aceto di vino… otterrete un effetto cromatico singolare;
  • Seccate i fiori e conservateli dentro ad un barattolo: potrete realizzare delle buonissime tisane nella stagione fredda.

 

 

L’ORTICA

L’ortica è una pianta erbacea perenne che cresce in Europa, Asia, Nord Africa e Nord America; predilige terreno umidi e ricchi di azoto, non troppo esposti al sole: i boschi ed i corsi d’acqua sono le loro collocazioni ideali. Il suo nome L’origine etimologica del termine deriva da urere, che significa bruciare, che rimanda all’azione urticante delle sue foglie e dei suoi steli. Nonostante questa scomoda caratteristica, l’ortica può essere valorizzata in molte ricette e nel contrasto ad alcune disfunzioni dell’organismo.

 

  • LE FOGLIE sono ideali come integratore per problemi come unghie fragili, capelli deboli e con doppie punte e come stimolante per la loro crescita.
  • LO ZINCO, di cui tutta la pianta è ricca, la rende preziosa nella cura dell’acne e di numerose altre infezioni cutanee (come gli eczemi).
  • IL SILICE, contenuto in buone quantità, svolge nell’organismo un’azione do contrasto alle infiammazioni da reumatismo-.
  • L’INTERA PIANTA può essere usata come antidiuretico.

 

La ricetta: pesto alle ortiche

Ingredienti: 400 g di punte d’ortica fresche, 25 – 50 g (4 cucchiai)  di pinoli e/o mandorle, 1 spicchio d’aglio, olio extra vergine d’oliva q.b., sale grosso q.b.

Procedimento: lavare bene le ortiche e porle in una pentola con un filo d’acqua. Sbollentarle per pochi minuti o fino a che non si ammorbidiscono. Durante la cottura, con un mestolo spingere in giù le foglie per cuocerle uniformemente. Scolare le ortiche cotte, tenendo da parte l’acqua. Lasciarle raffreddare. Tritarle con l’aglio, i pinoli ed il sale. Per rendere il pesto più cremoso, si può aggiungere una parte di acqua di cottura o dell’olio extravergine di oliva. Agire sul tempo di frullatura per avere una grana più o meno fine. Porre il pesto di ortiche in un contenitore ermetico e cospargere la sua superficie con l’olio extra vergine d’oliva per evitare il formarsi di muffe e l’ossidazione. Conservare in frigorifero per qualche giorno o in congelatore fino a sei mesi.

Ricordarsi di tenere sempre ricoperta la superficie con olio extravergine di oliva dopo ogni utilizzo.

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